Ecco la recensione del 29 aprile 1999 di Una musica costante di Nicholas Spice, il critico che ha ispirato il personaggio Nicholas Spare, l'odioso critico musicale detestato dai componenti del Quartetto Maggiore.
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Sunday, June 16, 2013
Una musica ancora più costante
Nella sua versione americana, al romanzo Una musica costante di Vikram Seth viene allegato un doppio CD con la registrazione dei brani più significativi tra quelli citati nel testo. Tra questi particolare importanza assume il Quintetto op. 104 di Beethoven registrato per la prima volta su CD in questa occasione.
All'interno del CD è contenuta la seguente "Note from the author":
Why append a CD - or rather, two CDs - to a novel about music? Is it not rather like attaching a whale to a copy of Moby Dick? Is the purpose to provide necessary illustration for te action in the novel? Or background music for the act of reading? Or a substitute for the text itself, which can only attempt to describe what cannot truly be described? For me the aim is none of the above, but rather, to give pleasure. Some of the works that play a role in An equal music are well known, others less so. Altogether they are expensive to buy (as many readers have told me), and in one case virtually impossible. When Decca suggested compiling or, if necessary, recording them, and making them available at a reasonable price, I was delighted. Most of the selections here require no explanation. They are all wonderful recordings, many of them classics in their own right, featuring, among others, Mstislav Rostropovich, Andras Schiff, Maria Joao Pires and Iona Brown. With the Largo from Vivaldi's "Manchester Sonata" No.1, a fresh recording for violin and piano was made because the existing recordings, naturally enough, use the harpsichord. It gives me particular reason to introduce one mpiece of music to listeners. Several readers, including some musicians, have written to me after reading An Equal Music, asking whether Beethoven's String Quintet in C minor, op. 104 really exists - as if I would have had the gall to invent not merely a fictive work but an opus number as well! It is an obscure work, but it does indeed exist, and now, thanks to this new recording, it is possible to hear it. Among the players both of this piece and of others is the dedicatee of the novel, the violonist Philippe Honoré. It was his idea that the protagonist of my work be a musician. It is fitting that he should now help bring to my ears - and yours - what several years ago, in the course of a casual conversation, he brought to my as yet fallow imagination.
Vikram Seth
London, November 1999
Tuesday, June 4, 2013
Un po' di liuteria
Se la scelta dei materiali può essere interessante o importante
nella fabbricazione di una custodia, questa diventa l'elemento centrale e
fondamentale nell'ARTE DELLA LIUTERIA.
La prima cosa che colpisce entrando in un laboratorio di liuteria è
la commistione di profumi e odori
che provengono da legni, vernici e collanti. È probabile che quelli che
sentiamo oggi non siano poi tanto diversi da quelli che si potevano sentire
entrando nella bottega di Stradivari: col passare dei secoli, infatti, l'arte
della liuteria è rimasta praticamente invariata.
"La sua soffitta-laboratorio è piena di legno, in ogni stadio di formazione dalle assi mute fino a violini, viole e violoncelli completi di corde e intonati. Un paio di ragazze in grembiule picchiettano e scalpellano. C'è un profumo celestiale: la complessa fragranza di molti legni diversi e oli, resini e vernici." (Una musica costante, 3.14 pag. 160)
La scelta dei diversi legni e pigmenti caratterizzava le varie
scuole di liuteria, come i singoli maestri:
"Robbia. Quello splendido colorante rosso carico. Che effetto deve aver fatto dopo quei gialli pallidi. Stradivari lo usa a Cremona e Gagliano a Napoli e Tononi a Bologna." (Una musica costante, 3.14 pag 161)
| Laboratorio Trabucchi, Cremona |
Nell'immaginario collettivo il liutaio per antonomasia è ANTONIO
STRADIVARI. Questo perché gli strumenti da lui costruiti vengono considerati i
migliori e stabilirono i canoni e le misure secondo cui furono costruiti gli strumenti successivi. Gli
strumenti, infatti, essendo macchine, hanno subito un'evoluzione e una
canonizzazione dei loro parametri.
Stradivari nel suo laboratorio, acquaforte a colori, XIX secolo.
(The Granger Collection, New York)
|
Stradivari usava per i suoi strumenti il legno dell'abete rosso della Val di Fiemme che, insieme all'acero, è uno dei legni ancora più diffuso
nella costruzione dei violini. Tuttavia, come ci dice anche il liutaio Eric
Sanderson, nei paesi anglosassoni si prediligono altri legni autoctoni:
"Io credo nel sicomoro e nei legni inglesi. [...] Perché dovremmo usare tutti l'acero italiano? Gli italiani non avrebbero forse usato il sicomoro se fossero vissuti qui? [...] Usavano faggio, usavano pioppo, usavano ... come, perfino per i filetti... pero qui, ebano lì, tutto quello che avevano sotto mano." (Una musica costante, 3.13 pag 163)
Tuesday, May 28, 2013
Suono e silenzio: Apparecchio acustico
Se il silenzio può essere ricercato con accorgimenti e tecnologie
come quelle dello stanzino insonorizzato, è anche vero che si può cercare di
scappare dal silenzio provocato, ad esempio, dalla sordità. È quello che
succede a Julia, protagonista femminile di "Una musica costante", che
definisce così la sua situazione:
"È stata una strana transizione fra il mondo dei suoni e quello della sordità (non dell' assenza di suoni, in realtà, perché io sento ogni sorta di rumori, solo che di solito sono quelli sbagliati)." (Una musica costante, 4.3 pag 186)
Se la sordità può costituire un problema per una persona qualsiasi,
per un musicista è inimmaginabile pensare di non riuscire più a sentire. Certo,
esistono gli apparecchi acustici: composti da microfono, amplificatore e
ricettore, riescono ad amplificare il suono trasformato in impulso elettrico e
trasportato fino al canale uditivo. Tuttavia, come dice Julia, "È
complicato: certe volte mi impedisce di sentire l'altezza giusta dei
suoni" (Una musica costante, pag 187) e deve essere sintonizzato su un circuito chiuso.
La sordità di un musicista può apparire contro natura come sostiene Michael:
"Per me la sua sordità ha infranto un sogno ideale, ma come posso interrogarla con maggiore aggressività? Cosa intende per "rappresentare"? Che segnale di ritorno le mandano le orecchie? Come fa a percepire esattamente quanto sostiene il pedale?" (Una musica costante, 4.11, pag 208).
Non bisogna dimenticare però che Beethoven ha scritto molte delle sue composizioni ormai da
sordo, dalla terza sinfonia in poi. Julia per esempio escogita degli accorgimenti per aggirare il problema:
"Quanto alla musica, siccome continuo a far musica da camera, ho imparato a giudicare dall' archetto, dalle dita, dai cambi di posizione, dal visibile levare del respiro, da tutto e da niente, quando suonare e con quale tempo" (Una musica costante, pag 188).
Suono e silenzio: Insonorizzazione
Musica e silenzio. Sembrano due opposti, ma non esistono due
concetti più complementari di questi. Molti dicono addirittura che la musica
viva più che nei suoni emessi dagli strumenti, nei silenzi, in quelle pause in
cui risuonano gli armonici.
Il silenzio, o per meglio dire, l'assenza di suono, può essere
ricercato per diversi motivi e in diversi modi: rientra in questi l'esempio dello
stanzino insonorizzato che Michael Holme ha allestito nel suo appartamento. Generalmente
usata come sala di registrazione - permette infatti di eliminare i rumori di
sottofondo -, la stanza insonorizzata diventa per il protagonista la metafora
del suo mondo musicale isolato e solitario.
"È più di un mese che non suono Schubert. Il mio violino ne sente la mancanza più di me. Lo accordo, ed entriamo nello stanzino insonorizzato. Nessuna luce, nessun suono, vi penetra dal mondo. Gli elettroni lungo il filo di rame, il crine di cavallo sull'acrilico creano tutte le mie sensazioni sensoriali.." (Una musica costante, 1.1 pag 14)
Monday, May 20, 2013
Tecnologia musicale al quotidiano
Tutti noi entriamo quotidianamente in contatto con una qualche tecnologia musicale, ci piaccia o no. La filodiffusione dal dentista, la radio che ascoltiamo in macchina, il lettore mp3 che ci accompagna in bicicletta, il CD inserito nello stereo: tanti esempi di come la tecnologia sia al servizio della musica per favorirne la diffusione.
Nel romanzo di Vikram Seth troviamo due categorie di questo tipo di tecnologie:
Alla disperata ricerca del quintetto op. 104 di Beethoven, Michael Holme spulcia i maggiori negozi di Londra sperando di trovare un CD con la registrazione del brano:
"È molto strano, signore. In do minore? Be, non c'è nel catalogo dei CD. Non lo trovo sotto i quintetti di Beethoven." (Una musica costante, 1.14, pag 51)
"Vado in tutti i negozi che trovo - Tower, HMV, Virgin, Music Discount, Centre, tutti - e parlo con innumerevoli commessi e sfoglio pagine e pagine della bibbia dei CD prima che si faccia strada in me la consapevolezza che non esiste un CD con questo'opera e quasi certamente non ce n'è mai stato uno." (Una musica costante, 1.15, pag 55)
La ricerca avrà fine solo grazie al violoncellista Billy che "piuttosto stranamente per un compositore rigorosamente moderno, ha una grande fede nelle virtù del vinile" (Una musica costante, 1.15 pag 55). È infatti grazie all'ormai obsoleto LP che il protagonista riesce ad entrare in possesso dell'agognata registrazione.
La stessa dinamica per cui un supporto tecnologicamente datato si rivela più disponibile di uno più recente si riscontra nella ricerca della partitura:
" Controllo subito... No, mi dispiace, non c'è nemmeno lì. Mi faccia provare col computer. Inserisco "quintetto per archi in do minore" e vediamo cosa salta fuori. No, non è di grande aiuto." (Una musica costante, 1.14, pag 51).
"Ho cercato nelle microfiches. Non so cosa penserà di questo. Le edizioni Emerson ce l'hanno in un arrangiamento per quintetto per clarinetto. Partitura e parti." (Una musica costante, 1.14, pag 52)
"Telefono alla Henry Watson Music Library, la mia seconda casa quando studiavo a Manchester. [...] Questa edizione è pubblicata da Peters, ma non so se sia ancora in commercio. Noi ce l'abbiamo da decenni. Dagli anni '20, se non prima. E sarà lieto di sapere che abbiamo anche una partitura in miniatura, una Eulenburg. Anche questa molto vecchia. C'è scritto sopra "10 agosto 1916"." (Una musica costante, 1.14, pag 53)
Thursday, May 9, 2013
Una musica costante
Ho deciso di partire dal romanzo di Vikram Seth "Una musica costante" ("An equal music", 1999) per studiare alcune delle relazioni che intercorrono tra la musica e la tecnologia.
Protagonista delle vicende è Michael Holme, secondo
violino del londinese Quartetto Maggiore che vive nel suo mondo di musica
suonando in formazione cameristica, nella Camerata
Anglicana ed impartendo
lezioni di violino ad allievi svogliati. A turbare questa sua monotona
esistenza interviene Julia, una pianista da lui conosciuta ed amata ai tempi
dei loro studi viennesi: l'incontro con questo suo fantasma giovanile e la passione che
rinasce tra i due sconvolgeranno
la routine di Michael. Ricominciando a suonare insieme, Michael scoprirà il
segreto di Julia e cercherà di capire come un musicista possa convivere con
questo problema.
Fanno da sottofondo alle vicende che si dipanano tra Londra,
Vienna e Venezia, le sonate di Vivaldi, i Lieder di Schubert, il quintetto "La Trota" di Schubert, i trii di
Beethoven e l’"Arte della fuga"
di Bach.
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