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Wednesday, June 12, 2013

Il juke-box

Il juke-box, primo supporto che permette un accesso random ad una musica e non più sequenziale come era il caso dei fonografi, nasce come evoluzione del fonografo pubblico.

Era il 22 novembre 1889 quando al Palais Royal di san Francisco appare il primo fonografo a monetine noto come "nickel-in-a-slot-player" inventato da Louis Glass e William S. Arnold: la musica poteva essere ascoltata attraverso quattro tubi (delle cuffie acustiche), e l'apparecchio non poteva riprodurre che un pezzo musicale della durata massima di un paio di minuti. Era stato realizzato con un Edison Class M Electric Phonograph e implementato da un meccanismo brevettato con il nome di Coin Actuated Attachment for Phonograph.


For a nickel a shot, a thrilled group tunes in on a screechy jukebox of the 1890s.
Bettmann/Corbis

Bisogna aspettare il 1910 perchè il cilindro su cui è incisa la canzone venga sostituito con un disco, e il 1918 perchè Hobart C. Niblack brevettasse il meccanismo che permetteva di cambiare il disco. Nel 1927 nasceva così il primo juke-box prodotto dalla AMI. Negli anni 1930 compaiono i primi apparecchi dotati di Selectophone, un meccanismo in grado di scegliere tra dieci dischi quello da riprodurre grazie a delle piattaforme montate su di un'asta: la puntina poteva così salire o scendere tra i vari livelli.

Il termine juke-box entra in uso negli anni Quaranta in America: deriverebbe dal termine Gullah (inglese creolo parlato sulle coste del Nord Carolina, Florida e Georgia) "juke" o "joog" che corrisponde a "rumoroso", "caotico", "turbolento".

Il juke-box presente nell'immaginario comune corrisponde al modello 1015 della Wurlitzer, uscito nel 1946. Nonostante potesse riprodurre solo 24 dischi su un'unica facciata, la sua forma arrotondata, le decorazioni in plastica illuminata (dette anche bubble tubes) e la campagna pubblicitaria condotta dalla ditta fecero sì che questo modello riscuotesse un enorme successo: ne vennero prodotti quasi 60 000 esemplari.




1947 Albert Dorne Ad Featuring the Wurlitzer Model 1015 Jukebox

Negli anni '50 dai 78 si passa ai 45 giri, mentre il suono diventa stereo negli anni '60. Quattro marche si dividono il mercato americano: Wurlitzer, Seeburg, Rock-Ola, AMI.

Il juke-box era ormai diventato indispensabile nei bar e nei locali: basti pensare a Fonzie che in Happy Days, telefilm americano degli anni Settanta ambientato negli anni Cinquanta, accende il juke-box del bar Da Al con un pugno o schioccando le dita. 



Sunday, June 9, 2013

Il fonografo e il grammofono

Il fonografo. Tutto il filone della musica riprodotta nasce con questa invenzione, anticipata dall'Orchestrion, una specie di carillon a rullo in grado di suonare come un'intera banda o un'intera orchestra. 

Era il 1877 quando T.A. Edison concepì il fonografo: un rullo di ottone alto una decina di centimetri sostenuto da un asse filettato e percorso da un solco a spirale. A questi erano collegate una membrana di carta stagnola e una puntina: la prima per registrare il suono, la seconda per poterlo riprodurre. La prima incisione di Edison è costituita dalla filastrocca "Mary had a little lamb": le basi della registrazione musicale erano state gettate nonostante Edison concepisse la sua macchina per registrare la voce negli uffici. 

Edison e il suo fonografo, 1877
L'invenzione di Edison era stata anticipata una ventina d'anni prima in Francia da Leon Scott. Il francese, infatti, aveva registrato il 9 aprile 1860 una voce femminile che cantava "Au clair de la lune" tramite il suo fonoautografo, in gradi però solo di tracciare il disegno dell'onda e non di riprodurla. Bisognerà aspettare il 2008 per essere in grado di riprodurre quella famosa traccia.

pubblicità di un fonografo Edison, 1913
Era il 1886 quando Bell e Tainter brevettano il loro grafofono: rispetto al fonografo avevano sostituito la stagnola con della cera,  aumentando la capacità massima di registrazione ad oltre i due minuti.

Diversa è l'invenzione di E. Berliner, che sostituisce al rullo un disco di zinco su cui la puntina oscillava da destra verso sinistra e viceversa. Questo veniva ricoperto con una pellicola che rimaneva impressa al momento dell'incisione perchè trattata con una soluzione di acido. Nasceva così nel 1887 il grammofono, in grado di riprodurre delle tracce audio ma non di registrarle. La qualità della registrazione che veniva migliorata grazie all'assenza dell'assenza di una smorzatura operata dalla forza di gravità e la facilità di riproduzione del supporto favorirono la diffusione del grammofono.

Berliner  con un modello del suo primo grammofono,  tra il 1910 e il 1929
Il successo del grammofono fu determinato anche dal mito delle grandi voci dei cantanti d'opera come Caruso che diventavano disponibili ai privati. Questo fu largamente usato dalla casa discografica Victor Talking Machine Company il cui successo fu spesso attribuito alla sua imponente campagna pubblicitaria

Saturday evening post. March 16, 1911

Talking machine world. August, 1915

Tuesday, May 28, 2013

Suono e silenzio: Insonorizzazione


Musica e silenzio. Sembrano due opposti, ma non esistono due concetti più complementari di questi. Molti dicono addirittura che la musica viva più che nei suoni emessi dagli strumenti, nei silenzi, in quelle pause in cui risuonano gli armonici.

Il silenzio, o per meglio dire, l'assenza di suono, può essere ricercato per diversi motivi e in diversi modi: rientra in questi l'esempio dello stanzino insonorizzato che Michael Holme ha allestito nel suo appartamento. Generalmente usata come sala di registrazione - permette infatti di eliminare i rumori di sottofondo -, la stanza insonorizzata diventa per il protagonista la metafora del suo mondo musicale isolato e solitario.
"È più di un mese che non suono Schubert. Il mio violino ne sente la mancanza più di me. Lo accordo, ed entriamo nello stanzino insonorizzato. Nessuna luce, nessun suono, vi penetra dal mondo. Gli elettroni lungo il filo di rame, il crine di cavallo sull'acrilico creano tutte le mie sensazioni sensoriali.." (Una musica costante, 1.1 pag 14)

Monday, May 20, 2013

Tecnologia musicale al quotidiano

Tutti noi entriamo quotidianamente in contatto con una qualche tecnologia musicale, ci piaccia o no. La filodiffusione dal dentista, la radio che ascoltiamo in macchina, il lettore mp3 che ci accompagna in bicicletta, il CD inserito nello stereo: tanti esempi di come la tecnologia sia al servizio della musica per favorirne la diffusione.

Nel romanzo di Vikram Seth troviamo due categorie di questo tipo di tecnologie:

Alla disperata ricerca del quintetto op. 104 di Beethoven, Michael Holme spulcia i maggiori negozi di Londra sperando di trovare un CD con la registrazione del brano:
"È molto strano, signore. In do minore? Be, non c'è nel catalogo dei CD. Non lo trovo sotto i quintetti di Beethoven." (Una musica costante, 1.14, pag 51)  
"Vado in tutti i negozi che trovo - Tower, HMV, Virgin, Music Discount, Centre, tutti - e parlo con innumerevoli commessi e sfoglio pagine e pagine della bibbia dei CD prima che si faccia strada in me la consapevolezza che non esiste un CD con questo'opera e quasi certamente non ce n'è mai stato uno." (Una musica costante, 1.15, pag 55)

La ricerca avrà fine solo grazie al violoncellista Billy che "piuttosto stranamente per un compositore rigorosamente moderno, ha una grande fede nelle virtù del vinile" (Una musica costante, 1.15 pag 55). È infatti grazie all'ormai obsoleto LP che il protagonista riesce ad entrare in possesso dell'agognata registrazione.

 La stessa dinamica per cui un supporto tecnologicamente datato si rivela più disponibile di uno più recente si riscontra nella ricerca della partitura:
" Controllo subito... No, mi dispiace, non c'è nemmeno lì. Mi faccia provare col computer. Inserisco "quintetto per archi in do minore" e vediamo cosa salta fuori. No, non è di grande aiuto." (Una musica costante, 1.14, pag 51). 
"Ho cercato nelle microfiches. Non so cosa penserà di questo. Le edizioni Emerson ce l'hanno in un arrangiamento per quintetto per clarinetto. Partitura e parti." (Una musica costante, 1.14, pag 52) 
"Telefono alla Henry Watson Music Library, la mia seconda casa quando studiavo a Manchester. [...] Questa edizione è pubblicata da Peters, ma non so se sia ancora in commercio. Noi ce l'abbiamo da decenni. Dagli anni '20, se non prima. E sarà lieto di sapere che abbiamo anche una partitura in miniatura, una Eulenburg. Anche questa molto vecchia. C'è scritto sopra "10 agosto 1916"." (Una musica costante, 1.14, pag 53)