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Thursday, June 6, 2013

Parlando ancora di liuteria

Per approfondire il discorso sugli abeti rossi della Val di Fiemme da cui si ricavano le tavole armoniche di diversi strumenti tra cui i violini, ecco un articolo di Roberta Scorranese apparso sul Corriere della Sera del 1 luglio 2009.

Uto Ughi davanti al suo abete nella Foresta dei violini



Tuesday, June 4, 2013

Un po' di liuteria


Se la scelta dei materiali può essere interessante o importante nella fabbricazione di una custodia, questa diventa l'elemento centrale e fondamentale nell'ARTE DELLA LIUTERIA.

La prima cosa che colpisce entrando in un laboratorio di liuteria è la  commistione di profumi e odori che provengono da legni, vernici e collanti. È probabile che quelli che sentiamo oggi non siano poi tanto diversi da quelli che si potevano sentire entrando nella bottega di Stradivari: col passare dei secoli, infatti, l'arte della liuteria è rimasta praticamente invariata.
"La sua soffitta-laboratorio è piena di legno, in ogni stadio di formazione dalle assi mute fino a violini, viole e violoncelli completi di corde e intonati. Un paio di ragazze in grembiule picchiettano e scalpellano. C'è un profumo celestiale: la complessa fragranza di molti legni diversi e oli, resini e vernici." (Una musica costante, 3.14 pag. 160)
Laboratorio di liutaio, tavola da l' "Encyclopédie" di Diderot e D'Alembert, 1751

La scelta dei diversi legni e pigmenti caratterizzava le varie scuole di liuteria, come i singoli maestri: 
"Robbia. Quello splendido colorante rosso carico. Che effetto deve aver fatto dopo quei gialli pallidi. Stradivari lo usa a Cremona e Gagliano a Napoli e Tononi a Bologna." (Una musica costante, 3.14 pag 161)
Laboratorio Trabucchi, Cremona

Nell'immaginario collettivo il liutaio per antonomasia è ANTONIO STRADIVARI. Questo perché gli strumenti da lui costruiti vengono considerati i migliori e stabilirono i canoni e le misure secondo cui furono  costruiti gli strumenti successivi. Gli strumenti, infatti, essendo macchine, hanno subito un'evoluzione e una canonizzazione dei loro parametri.

Stradivari nel suo laboratorio, acquaforte a colori, XIX secolo.
(The Granger Collection, New York)

Stradivari usava per i suoi strumenti il legno dell'abete rosso della Val di Fiemme che, insieme all'acero, è uno dei legni ancora più diffuso nella costruzione dei violini. Tuttavia, come ci dice anche il liutaio Eric Sanderson, nei paesi anglosassoni si prediligono altri legni autoctoni:
"Io credo nel sicomoro e nei legni inglesi. [...] Perché dovremmo usare tutti l'acero italiano? Gli italiani non avrebbero forse usato il sicomoro se fossero vissuti qui? [...] Usavano faggio, usavano pioppo, usavano ... come, perfino per i filetti... pero qui, ebano lì, tutto quello che avevano sotto mano." (Una musica costante, 3.13 pag 163)

Custodie e brevetti


È bastata una semplice frase perché mi rendessi conto di quanto la tecnologia e la scienza dei materiali fossero importanti anche nella realizzazione di una 'semplice custodia':
"Vado nella mia piccola sala da musica - più cella da musica che sala da musica - e apro la custodia del violino. Sollevo il coperchio foderato di velluto verde oliva e tiro fuori il Tononi". (Una musica costante, 4.14 pag. 214)
La custodia. Sembra un oggetto banale, semplice, con la stessa forma dello strumento che deve contenere. Ma già solo considerando la famiglia degli archi (violino, viola, violoncello, contrabbasso), la risposta alla domanda "morbida o rigida?" non è più evidente. Per quanto riguarda violino e viola oramai le custodie sono sempre rigide, mentre per i contrabbassi sono per lo più morbide. Come mai per i violoncelli sono diffuse indifferentemente le due versioni? La scelta di una rispetto all' altra dipende solo dal peso o dal valore dello strumento?

Non riuscendo a darmi risposte esaustive e vedendo quanto la scelta delle custodie per violino sia vasta -velluto, plastica, fibra di carbonio, sagomate, rettangolari (mentre per gli altri archi seguono sempre la forma dello strumento) - ho deciso di scavare nella storia dei brevetti di questo oggetto.

Il più vecchio brevetto di custodie per violino su Googlepatents è databile 1878.




Questo brevetto del 1927 presenta come innovazione la presenza di un panno di velluto per proteggere lo strumento da polvere e shock:



Nel brevetto del 1985 si può vedere che la forma è diventata rettangolare e che si è aggiunta la possibilità di portare due archi.

Ecco l'esempio di un'originale custodia moderna del 2012, con un metodo di mettere lo strumento a riposo completamente rivoluzionario rispetto alla tradizione: