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Sunday, June 16, 2013

Violini al cinema

L'arte della liuteria è presente anche nel cinema: due film che possono servire d'esempio perché di genere opposto sono Il violino rosso (1998, diretto da François Girard) e I sospiri del mio cuore (1995, Studio Ghibli).

Il violino rosso (trailerè un thriller al centro del quale si trova un violino di un rosso particolarmente intenso che incanta chi lo ascolta e aumenta le capacità virtuosistiche di chi lo suona. Sfortunatamente ogni possessore di questo strumento viene colto da una morte improvvisa nonché precoce.

The red violin (1998)
I sospiri del mio cuore (trailer) è invece un film di animazione prodotto dallo Studio Ghibli, i cui protagonisti sono Shizuku Tsukishima, aspirante scrittrice, e Seiji Amasawa, aspirante liutaio. Il lungometraggio racconta la storia del primo racconto scritto da Shizuku nel periodo in cui Seiji va a Cremona per un tirocinio di liuteria.

Mimi wo sumaseba (1995, Whisper of the heart)


Thursday, June 6, 2013

Parlando ancora di liuteria

Per approfondire il discorso sugli abeti rossi della Val di Fiemme da cui si ricavano le tavole armoniche di diversi strumenti tra cui i violini, ecco un articolo di Roberta Scorranese apparso sul Corriere della Sera del 1 luglio 2009.

Uto Ughi davanti al suo abete nella Foresta dei violini



Tuesday, June 4, 2013

Un po' di liuteria


Se la scelta dei materiali può essere interessante o importante nella fabbricazione di una custodia, questa diventa l'elemento centrale e fondamentale nell'ARTE DELLA LIUTERIA.

La prima cosa che colpisce entrando in un laboratorio di liuteria è la  commistione di profumi e odori che provengono da legni, vernici e collanti. È probabile che quelli che sentiamo oggi non siano poi tanto diversi da quelli che si potevano sentire entrando nella bottega di Stradivari: col passare dei secoli, infatti, l'arte della liuteria è rimasta praticamente invariata.
"La sua soffitta-laboratorio è piena di legno, in ogni stadio di formazione dalle assi mute fino a violini, viole e violoncelli completi di corde e intonati. Un paio di ragazze in grembiule picchiettano e scalpellano. C'è un profumo celestiale: la complessa fragranza di molti legni diversi e oli, resini e vernici." (Una musica costante, 3.14 pag. 160)
Laboratorio di liutaio, tavola da l' "Encyclopédie" di Diderot e D'Alembert, 1751

La scelta dei diversi legni e pigmenti caratterizzava le varie scuole di liuteria, come i singoli maestri: 
"Robbia. Quello splendido colorante rosso carico. Che effetto deve aver fatto dopo quei gialli pallidi. Stradivari lo usa a Cremona e Gagliano a Napoli e Tononi a Bologna." (Una musica costante, 3.14 pag 161)
Laboratorio Trabucchi, Cremona

Nell'immaginario collettivo il liutaio per antonomasia è ANTONIO STRADIVARI. Questo perché gli strumenti da lui costruiti vengono considerati i migliori e stabilirono i canoni e le misure secondo cui furono  costruiti gli strumenti successivi. Gli strumenti, infatti, essendo macchine, hanno subito un'evoluzione e una canonizzazione dei loro parametri.

Stradivari nel suo laboratorio, acquaforte a colori, XIX secolo.
(The Granger Collection, New York)

Stradivari usava per i suoi strumenti il legno dell'abete rosso della Val di Fiemme che, insieme all'acero, è uno dei legni ancora più diffuso nella costruzione dei violini. Tuttavia, come ci dice anche il liutaio Eric Sanderson, nei paesi anglosassoni si prediligono altri legni autoctoni:
"Io credo nel sicomoro e nei legni inglesi. [...] Perché dovremmo usare tutti l'acero italiano? Gli italiani non avrebbero forse usato il sicomoro se fossero vissuti qui? [...] Usavano faggio, usavano pioppo, usavano ... come, perfino per i filetti... pero qui, ebano lì, tutto quello che avevano sotto mano." (Una musica costante, 3.13 pag 163)